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Machete (coming soon)
post pubblicato in coming soon, il 23 giugno 2010

Il prossimo 3 settembre uscirà nelle sale americane Machete, l’ultima fatica su pellicola del regista texano Robert Rodriguez. Un ex agente federale messicano chiamato appunto Machete, interpretato da Danny Trejo, attore già visto in altri lavori precedenti di Rodriguez (nel primo Dal tramonto all’alba ad esempio, nei panni del barista vampiro), che verrà incaricato di assassinare un senatore corrotto interpretato da Robert De Niro.

La storia di Machete era apparsa inizialmente come trailer all’interno del film del director di San Antonio, Grindhouse. Gli elementi che fanno da contorno alla storia sono dei “must” di Rodriguez : lame, sparatorie, pupe sexy, e naturalmente tanta azione.

Nel cast di “Machete” saranno presenti fra gli altri Steven Seagal, Lindsay Lohan, Don Johnson, Jessica Alba e Michelle Rodriguez. A distribuire il film sarà la 20th Century Fox.

Il trailer qui sotto del film Machete è stato dato dallo stesso Rodriguez al magazine cinematografico Ain't it cool con la dicitura “illegale”.

 

Four rooms
post pubblicato in commedie & grotteschi, il 22 giugno 2010

Regia: Allison Anders, Alexandre Rockwell, Robert Rodriguez, Quentin Tarantino 

Scritto da: Allison Anders, Alexandre Rockwell, Robert Rodriguez, Quentin Tarantino 

Interpretato da: Tim Roth, Madonna, Valeria Golino, Lili Taylor, Alicia Witt, Jennifer Beals, David Proval, Antonio Banderas, Tamlyn Tomita, Lana McKissack, Bruce Willis, Paul Calderon, Marisa Tomei, Quentin Tarantino

Genere: Grottesco a episodi

Anno: 1995

Produzione: USA (Miramax)

Voto: 1° ep.: 3,5 / 2° ep.: 4 / 3° ep.: 5,5 / 4° ep.: 6 / complessivo: 5

Siamo alla fine dell'anno al Mon Signor, decadente hotel di Los Angeles, e l'anziano fattorino dà gli ultimi consigli al suo successore, il nervosetto Ted (Roth). Il ragazzo verrà coinvolto nelle stramberie degli ospiti di quattro diverse stanze. Nella prima vicenda, "Strano intruglio", alcune streghe (Madonna, Golino, Taylor, Witt) improvvisano un rito per la fertilità, ma una di esse ha "perduto" l'ingrediente principale (sperma di uomo) e dovrà ritrovarlo in fretta. Nel secondo episodio, "L'uomo sbagliato", Ted sbaglia stanza e si trova di fronte un marito arrabbiato (Proval) e armato che pensa di aver scoperto l'amante della moglie. Nel terzo, "I cattivi", Ted deve badare a due bambini pestiferi di un focoso messicano (Banderas), che non hanno intenzione di dormire. Nell'ultimo, "L'uomo di Hollywood", l'attore Chester Rush (Tarantino) coinvolge Ted nelle bislacche scommesse con i suoi amici.

Il primo episodio (della Anders) è ai limiti della vergogna: storia zoppicante, attori pessimi  (non per niente Madonna ha conquistato il Razzie Awards come peggiore attrice non protagonista per la sua interpretazione), immagini montate con collage di cuoricini, stelline e altri ammennicoli adolescenziali imbarazzanti. Il secondo (Rockwell) è altrettanto mediocre, ma almeno  regala delle inquadrature più decenti. Negli altri due capitoli si vede la "mano" nettamente migliore rispettivamente di Rodriguez e Tarantino, che alza il livello medio della pellicola. Il terzo ha infatti un finale che finalmente fa ridere almeno un po'. Nell'ultimo c'è anche tempo per una chicca: un piano sequenza che si apre con l'inquadratura di una porta che dà su una stanza, in cui Bruce Willis passeggia avanti e indietro mentre parla al telefono, apparendo e scomparendo (ma rimanendo come voce fuori campo), e nel frattempo le ombre di Tarantino e del suo interlocutore si stagliano sul muro di sinistra; così, in alcuni fotogrammi, pur non essendoci nessun personaggio in scena in teoria, in pratica ce ne sono addirittura tre. 

Una curiosità: la ragazza che balla in televisione nel terzo episodio è Salma Hayek.

"Se il semplice fatto che non volevo ammirare il tuo corpo stramazzato sul pavimento tu lo chiami amore, allora capisco perché le cose vanno male tra noi"

 

Il villaggio dei dannati
post pubblicato in horror, il 22 giugno 2010

Titolo originale: The village of the damned

Regia: Wolf Rilla

Sceneggiatura: Stirling Silliphant, Wolf Rilla, Ronald Kinnoch

Attori principali: George Sanders, Barbara Shelley, Michael C. Gwynne

Genere: Horror (b/n)

Anno: 1960

Produzione: Gran Bretagna

Voto: 6

Nel tranquillo villaggio inglese di Mildwich, in una giornata come tante, verso le undici di mattina tutti gli abitanti cadono simultaneamente in un sonno profondo. Qualche ora dopo tutti si riprendono dalla misteriosa catalessi. I militari, intervenuti sul luogo, non riescono a venire a capo della faccenda, ma gli abitanti sembrano essere in buona salute. Dopo qualche tempo, tutte le donne del villaggio in grado di generare, si accorgono di essere rimaste incinte, circostanza che causa gioia nelle sposate, vergogna nelle ragazzine, rabbia nei mariti che pensano di essere stati traditi. Ancora qualche mese, e vengono alla luce dei bambini biondissimi e con penetranti occhi azzurri. Tutti i bambini hanno uno sviluppo precoce, e sembrano di essere in grado di utilizzare poteri mentali occulti... 

Atmosfera lugubre in stile british per questo adattamento del racconto di John Wyndham "The Mildwich Cuckoos". La fotografia in bianco e nero di Geoffrey Faithfull fa risaltare le caratteristiche somatiche degli inquietanti bambini (quelli castani vennero dotati di parrucche bionde), la cui recitazione è "da pelle d'oca".  

Remake del 1995 di John Carpenter con Kirstie Alley.

 "Non sono esseri umani, bisogna distruggerli"

 

Grosso guaio a China Town
post pubblicato in azione & avventura, il 21 giugno 2010

Titolo originale: Big trouble in Little China

Regia: John Carpenter

Scritto da: Gary Goldman, David Weinstein, W. D. Richter

Interpretato da: Kurt Russell, Kim Cattrall, Dennis Dung, Kate Burton, James Hong

Genere: Avventura

Anno: 1986

Produzione: USA (20th Century Fox)

Voto: 6,5

La ragazza di Wang Chi (Dung), proprietario di un ristorante, viene rapita appena arrivata a San Francisco dalla banda dei Signori della Morte di China Town. Insieme al suo amico camionista Jack Burton (Russell) Wang la cerca immediatamente nel quartiere cinese, ma si trovano in mezzo ad una guerra tra clan rivali con tanto di tre guerrieri (Le Bufere) che appaiono dal nulla, e sono costretti a desistere. In più, Jack ha perso anche il suo camion, dopo che una specie di stregone, conosciuto come David Lo Pan (Hong), gli si è materializzato davanti e lo ha accecato momentaneamente. A portare nuove informazioni (e nuovi guai) arrivano Gracy Law (Kattrall), avvocato che si occupa dei problemi delle prostitute cinesi, e la sua amica giornalista Margo Lisenberger (Burton). Per riprendere ragazza e camion saranno necessari ben più di un nuovo piano, visto che anche le due donne si faranno ben presto rapire...

Carpenter rende molto bene l'idea delle atmosfere mistiche della China Town di San Francisco, utilizzando effetti speciali ma senza abusarne. Russell è irresistibile nella parte dello "spaccone fuori - imbranato dentro", la giovane Kattrall anni prima di Sex and the City è a suo agio nel ruolo di donna forte che "non deve chiedere mai". Il risultato è un film divertente e mai monotono, dove azione e umorismo sono molto ben dosati e funzionali alla storia.

"Allora: voi state qui calmi, tenete il fortino, conservate vivo l'amor di Patria e, se non torniamo per l'alba... chiamate il Presidente"

 

Fuori orario
post pubblicato in commedie & grotteschi, il 21 giugno 2010

Titolo originale: After hour

Regia: Martin Scorsese

Scritto da: Joseph Minion

Interpretato da: Griffin Dunne, Rosanna Arquette, Linda Fiorentino, Verna Bloom, Teri Garr, John Heard, Catherine O'Hara

Genere: commedia nera

Anno: 1985

Produzione: USA

Voto: 7,5 

Una giornata come le altre per il programmatore di computer Paul Hackett (Dunne), che al lavoro ha addestrato un nuovo impiegato e poi è tornato al suo monotono appartamento. Decide però di andar a mangiare qualcosa fuori, proseguendo così la rilettura del suo libro preferito. Nel locale conosce Marcy (Arquette), bella ragazza ma in procinto di andarsene. Paul decide di ritrovarla, e di regalarsi una notte fuori. Ma andato male il suo appuntamento, e rimasto senza soldi per il treno, ritornare a casa sarà un'impresa. Paul non è a suo agio "dopo mezzanotte", e sopravvivere in mezzo alla gente che popola le notti metropolitane non sarà facile.

Scorsese torna a parlare della città by night, ma questa volta lo fa attraverso la commedia nera. Una colonna sonora bella e claustrofobica, la storia costantemente in crescendo, gli strani personaggi sapientemente dipinti rendono scorrevole, godibile ma sopratutto credibile, nonostante l'improbabile sequela di eventi, l'odissea del protagonista nella giungla urbana in versione notturna. Il grottesco raggiunge il suo apice quando il protagonista, immerso al centro di un'inquadratura nera, si rivolge direttamente a Dio (lo spettatore), chiedendogli il perché di tanta rabbia nei suoi confronti. Al regista italoamericano piace la "rottura il diaframma" tra pubblico e attori, e la utilizzerà ancora in Quei bravi ragazzi.

Cameo dello stesso Scorsese nella parte di un tecnico delle luci di una discoteca. Premio per la miglior regia al Festival di Cannes del 1986.

"Nottataccia, eh Paul?"

 

Pulp Fiction
post pubblicato in noir & hard boiled, il 20 giugno 2010

Regia: Quentin Tarantino

Scritto da: Quentin Tarantino, Roger Avary

Interpretato da: John Travolta, Samuel L. Jackson, Uma Thurman, Tim Roth, Bruce Willis, Amanda Plummer, Harvey Keitel, Ving Rhames, Rosanna Arquette

Genere: Hard boiled

Anno: 1994

Produzione: USA

Voto: 8

I protagonisti di una serie storie incrociano le loro strade. Due svitati (Roth e Plummer) che rapinano una caffetteria, due uomini del boss (Travolta e Jackson) che devono recuperare una valigetta, il boss (Rhames) che vuol truccare il match di un pugile (Willis), la donna del boss (Thurman) alle prese con la sua dipendenza da cocaina, i due sicari di prima che devono pulire la loro auto dal sangue di un passeggero ucciso per sbaglio con l'aiuto di Mister Wolf (Keitel).

E' stata l'opera che ha fatto conoscere Tarantino al grande pubblico, dopo l'esordio con l'altrettanto bello "Le iene". La temporalità della episodi è sfasata (indietro, avanti, di nuovo indietro), ma non solo non confonde l'azione, ma la fa scorrere meglio, i dialoghi sono eccezionali, gli attori diretti a regola d'arte fanno "fruttare" il cast d'eccezione. Tarantino si appropria della narrativa di Serie B, ma le inietta nuova linfa, grazie ad un umorismo graffiante, una colonna sonora scelta accuratamente e meravigliosa. Il regista ha creto un nuovo genere, come sarà evidente da tutte le citazioni che Pulp Fiction avrà nella cinematografia successiva. Ma è anche inutile sprecare tante parole per un film che deve essere visto e non "parlato". L'unica cosa, attenti ai bagni, sopratutto se ci va Travolta!

Palma d'oro a Cannes come miglior film e Oscar per la sceneggiatura.

"Sono Wolf. Risolvo problemi"

 

Un chien andalou
post pubblicato in surrealismo, il 20 giugno 2010

Regia: Luis Buñuel

Scritto da: Luis Buñuel, Salvador Dalì

Attori principali: Simone Mareuil, Pierre Batcheff

Genere: Surrealismo/cortometraggio

Anno: 1929

Produzione: Spagna

Voto: 8

Un uomo, mentre sta fumando un sigaro, affila un rasoio. Terminata l'operazione, esce sul balcone e guarda la luna. Quindi rientra, e utilizza quella lama ma non per farsi la barba. La storia prosegue tra formiche carnivore, mani mozzate, teste di asini, amori folli e amori romantici, "castelli di sabbia umani", il tutto in una dimensione costantemente sospesa tra sogno e realtà.

Il primo film nato dalla collaborazione di Luis Buñuel con Salvador Dalì è uno dei capolavori del surrealismo cinematografico. Ad ottanta anni di distanza ci ha regalato quella che rimane una delle scene più "estreme" della storia del cinema (all'epoca dei primi otto mesi di proiezioni ci furono svenimenti, un aborto, più di trenta denunce alla polizia), e ha costituito un mattone fondamentale di tutto il movimento artistico dell'epoca.

Realizzato con i soldi della madre del regista spagnolo, Dalì e Buñuel hanno scritto il copione del film in solo sei giorni, prendendo spunto dai loro sogni. I due hanno sempre respinto ogni interpretazione della pellicola: "Invece di cercare di spiegarle, bisognerebbe accettare le immagini così come si presentano". La risonorizzazione del 1960 - fatta con il beneplacit di Buñuel - impreziosisce ancora di più l'opera.

Dalì a proposito del film: "Lo affonderemo nel cuore dell'elegante e intellettuale Parigi con tutta la forza di una daga spagnola"


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permalink | inviato da peckinpah junior il 20/6/2010 alle 11:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Salem's Lot
post pubblicato in produzioni tv, il 19 giugno 2010

Regia: Mikael Solomon

Sceneggiatura: Peter Filardi

Interpretato da: Rob Lowe, Dan Byrd, Andre Braugher, Donald Sutherland, Samantha Mathis, Rutger Hauer

Genere: Miniserie (2 puntate)/ horror

Anno: 2004

Produzione: USA (Turner Network Television)

Voto: 5,5
 

Lo scrittore Ben Mears (Lowe) torna nella sua città natale, Jerusalem’s Lot, dove ha vissuto un trauma da bambino, per confrontarsi con i fantasmi del suo passato facendone oggetto di un nuovo libro. Proprio durante il suo soggiorno, misteriosi avvenimenti iniziano ad accadere agli  abitanti, in coincidenza con l’arrivo a ‘Salem’s Lot di alcuni inquietanti individui. Tratto da una storia di Stephen King.

 

Fondamentalmente non è un cattivo prodotto, la storia ha ritmo, i flashback sono ben calibrati, la fotografia crea l’atmosfera. Il “problema” è che ci sono deja vu un po’ dappertutto. Ma questo potrebbe forse essere un peccato originale nato già con libro – confesso però di non averlo letto, ne conosco solo la trama, quindi il paragone è  con il beneficio del dubbio – che  sembra ricordare un po’ troppo Io sono leggenda di Richard Matheson. Nel film i più eloquenti “già visto” sono i bambini vampiro alle finestre (Ragazzi Perduti, anche se qui sarebbe interessante capire se non sia questa pellicola ad essersi ispirata per questa scena alla prima miniserie tratta dal best seller di King e prodotta nel ’79) e i morti viventi che vagano per le strade (L’alba dei morti viventi, Zombi, etc.). In definitiva, l’originalità ne risulta molto attenuata. Un’ultima nota: anche qui i vampiri sono spaventati dai crocifissi come negli horror anni ’50. Essendo la maggior parte di loro miscredenti, questo è un falso (che ha fatto perdere mezzo punto alla valutazione complessiva: l’esatta ricostruzione mitologica è importante).

 

Lunedì fu una pessima giornata: sembrava che un gelo nero si fosse abbattuto sulla città


Mean Streets
post pubblicato in drammatici, il 19 giugno 2010

Regia: Martin Scorsese

Soggetto: Martin Scorsese

Sceneggiatura: Mardik Mantin, Martin Scorsese

Attori principali: Harvey Keitel, Robert De Niro, Cesare Danova, David Proval, David Carradine

Genere: drammatico

Anno: 1973

Produzione: USA

Voto: 7

Johnny Boy (De Niro) e Charlie (Keitel) sono due giovani amici di Little Italy. Tanto è irresponsabile il primo, tanto è ambizioso il secondo, sopratutto di far carriera nell’organizzazione malavitosa dello zio Giovanni (Danova). Il luogo di ritrovo preferito loro e dei loro amici, compagni di chiesa e di strade,  è il bar del loro amico Tony. Charlie è tormentato dai sensi di colpa che derivano dal contrasto tra il suo fervente cattolicesimo e la sua “attività”, e dalla relazione – che vuol tenere segreta  – con la cugina di Johnny, Teresa, che soffre di epilessia.

 

Ci sono già tutti gli spunti di quella che sarà l’epica di Scorsese in questo suo primo lungometraggio: il racconto si smuove nei vicoli di quartiere tra negozianti taglieggiati, poliziotti corrotti, feste italiane, picciotti e padrini dipinti con la maestria di chi conosce la materia che sta trattando. Paradigmatico in alcune scene l’utilizzo della camera a mano, che ne accentua notevolmente la carica emotiva. Elemento costante del film è il fuoco, simbolo di purificazione per Charlie e passo determinante del percorso autodistruttivo di Johnny.

 

L’astro di Robert De Niro inizia a splendere – sarà proprio questo film a farlo notare a Francis Ford Coppola che lo vorrà nel Padrino  Parte II – insieme a quelle di Harvey Keitel, entrambi grandi interpreti del Metodo.

 

Io brucio quello che ti fa vivere perché io me ne frego di te e me ne frego di chiunque altro


The School of Rock
post pubblicato in commedie & grotteschi, il 19 giugno 2010

Regia: Richard Linklater

Scritto da: Mike White

Attori principali: Jack Black, Mike White, Joan Cusack, Sarah Silverman

Genere: commedia

Anno: 2003

Produzione: USA (Paramount)

Voto: 6,5

Dewey Finn (Black) non ha ancora combinato molto nella sua vita. Il suo sogno è infatti sfondare nel mondo della musica con la sua band. Ma quando i suoi compagni lo cacciano a causa delle sue intemperanza, e i suoi due coinquilini, il suo vecchio amico Ned Schneebly (White) e la sua nuova fiamma Patty (Silverman), minacciano di sfrattarlo in caso di pagamento dell’affitto saltato. Dewy così afferra al volo un’occasione: prende una telefonata con offerta di lavoro annessa diretta all’amico Ned, supplente di professione in attesa di diventare di ruolo, e si spaccia per insegnante. Resosi conto dei modelli musicali “improponibili” dei bambini della sua classe, decide di iniziarli al rock, cercando di non farsi scoprire dai colleghi, dai genitori dei ragazzi, ma anche dal suo amico… Poteva essere una scuola di periferia? O una scuola di genitori hippies? No, non poteva: la scuola è infatti per bambini dell’alta società iperconservatrice, diretta dall’integerrima Rosalie Mullins (Cusack)…

 

Divertente commedia semplice nello svolgimento ma coinvolgente, grazie alle gag a catena inframezzate da assoli di batteria e chitarra e dall’ascolto di pezzi di rock “classico”. Un percorso formativo sulla musica che suonava ancora per degli ideali spiegata a pargoli cresciuti con l’idea che la musica sia solo Puff Daddy e Christina Aguilera. Jack Black fa l’immaturo in una classe di bambini prodigio che fanno gli adulti ed è semplicemente irresistibile. La riprova che si può ancora far ridere senza volgarità e cattivo gusto, anzi rispolverando e, se si ha volontà, accrescendo la propria cultura musicale. Sì, la commedia può essere cultura. Basta volerlo.

 

Joan Cusack passa con tanta disinvoltura dalla parte di preside nevrotica e rompiscatole a quella di ubriaca, e ritorno, da chiedersi come mai non la si veda più spesso su celluloide. I bambini non sono stati “doppiati”, hanno fatto musica sul serio. Espressivi e davvero talentuosi. Molto meglio di altri “attori” di lunga data…

 

Nuovo orario: 8.15-10, storia del rock. Ore 10-11, comprensione del rock… e teoria. Nelle altre ore faremo pratica“.


Prince of Persia – Le sabbie del tempo
post pubblicato in azione & avventura, il 19 giugno 2010

Titolo originale: Prince of Persia: The Sands of Time

Regia: Mike Newell

Sceneggiatura: Boaz Yakin, Doug Miro, Carlo Bernard, Jordan Mechner

Soggetto: Jordan Mechner

Attori principali: Jake Gyllenhaal, Ben Kingsley, Gemma Arterton, Alfred Molina

Genere: Action movie

Anno: 2010

Produzione: USA (Walt Disney)

Voto: 6,5

Il principe Dastan (Gyllenhaal), figlio adottivo del re di Persia Sharaman, conquista insieme ai due fratelli Tus e Garsiv (figli di sangue del re), la città santa di Alamut accusata dal fratello del re, Nizam (Kingsley), di tradimento. Diventato il capro espriatorio di un complotto interno che vuole rovesciare il trono di Sharaman, Dastan dovrà salvare il regno con l’aiuto della principessa di Alamut, Tamina (Arterton), e di un misterioso pugnale dal manico in vetro ritrovato durante la battaglia dal giovane principe, cercando di non esser catturato dagli uomini dello zio e dei fratelli.

 

La storia è semplice, ma mai scontata – e per un film derivato da un videogame è notevole – e i continui colpi di scena la rendono avvincente. Gli amanti dell’action movie non rimarranno delusi: le “chiacchiere” sono in dose giusta, e i combattimenti sono in dose massiccia. Il personaggio dello sceicco Amar (Molina) aggiunge quel tocco di comicità tra una scena d’azione e l’altra. Interpreti perfettamente calati nei personaggi e sempre in parte.

 

Jake Gyllenhall si è dimostrato ancora una volta un attore molto duttile, che passa con disinvoltura da ruoli romantici ad uomo d’azione. Forse non sarà il nuovo Robert De Niro, ma certamente non c’è paragone rispetto al costantemente inespressivo Leonardo Di Caprio. Per favore, che qualcuno lo dica a Martin Scorsese.

 

Ci sono persone le cui vite sono legate da un’antica chiamata che riecheggia nelle ere… il destino


Alice in Wonderland
post pubblicato in fantasia, il 19 giugno 2010

Regia: Tim Burton

Sceneggiatura: Linda Woolverton

Attori principali: Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Crispin Glover, Anne Hathaway

Genere: Fantastico

Anno: 2010

Produzione: USA (Walt Disney)

Voto: 4,5

Alice (Wasikowska) fin da piccola è tormentata da strani sogni e visioni. I suoi parenti, che vedono la ragazzina un po’ troppo fuori dalla realtà, le combinano un matrimonio – a sua insaputa – con un giovane tanto nobile quanto “sfigato”. Durante la festa di fidanzamento insegue una delle sue visioni, un coniglio bianco, in una tana, e si ritrova in un mondo incantato in cui, tra cappellai matti (Depp), stregatti e altri strani abitanti apprende dell’esistenza di una profezia in cui lei salverà quella strana terra dalla tirannia della Regina Rossa (Bonham Carter).

 

L’ambientazione e gli effetti speciali sono splendidi, un vero spettacolo per gli occhi, con quello stile onirico tipicamente “Burton”. Ma sul resto, proprio non ci siamo. La storia è noiosa, scorre senza mordente, i colpi di scena non “colpiscono”. Depp è bravo come al solito, ma non gli si può chiedere il miracolo di rendere avvincenti anche le scene in cui non c’è. La sensazione è che Burton si sia concentrato molto sugli aspetti del 3D (e si vede), e abbia trascurato troppo sceneggiatura e regia (e si vede anche questo). Un vero peccato…

 

Eri molto piu…moltosa! hai perso la tua moltezza!


I soliti sospetti
post pubblicato in thriller & polizieschi, il 19 giugno 2010

Titolo originale: The Usual Suspects

Regia: Bryan Singer 

Scritto da: Christopher McQuarrie

Attori principali: Stephen Baldwin, Gabriel Byrne, Kevin Spacey, Benicio Del Toro, Kevin Pollack, Chazz Palminteri

Genere: thriller

Anno: 1995 

Produzione: USA, Germania

Voto: 7,5

Cinque protagonisti della mala newyorkese vengono arrestati come sospetti per il furto di un carico di fucili. Rinchiusi nella stessa cella, iniziano ad organizzare un colpo in città. Il colpo, messo in pratica subito dopo il loro rilascio per mancanza di prove, riesce alla perfezione. I cinque si trasferiscono in California per vendere la refurtiva, ma qui vengono contattati dall’emissario di un fantomatico criminale, Kayser Söze – il cui nome è conosciuto da tutti, ma che nessuno ha mai visto di persona – che ha una missione per loro. Missione complicatissima, a cui i cinque vorrebbero tanto, ma non possono proprio sottrarsi…

 

Geniale produzione low budget – la rivista Rolling Stones sottolineò che l’intero costo del film era pari a quanto Kevin Costner aveva speso solo per le branchie in Waterworld, uscito nella stessa estate – con davvero pochi punti di debolezza. Andamento della storia in crescendo, attori di grande bravura, regia superlativa con ogni inquadratura che aggiunge il giusto pathos alla recitazione. Il doppio colpo di scena finale – con l’uno che annulla l’altro – ha lo stesso effetto di un bluff riuscito al poker nell’ultima mano. La scena della tazzina che cade ripresa da varie angolazioni è diventata subito un classico della cinematografia.

 

I due premi Oscar, per Spacey come miglior attore non protagonista e Christopher McQuarrie per la sceneggiatura, non sono nient’altro che un riconoscimento ufficiale ad uno dei miglior film degli anni ’90.

 

La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stata convincere il mondo che lui non esiste“.


Boyz N’ the Hood
post pubblicato in drammatici, il 19 giugno 2010

Regia: John Singleton

Scritto da: John Singleton

Attori principali: Ice Cube, Redge Green, Morris Chestnut, Cuba Gooding Jr, Larry Fishburne

Genere: drammatico

Anno: 1991
 

Produzione: USA (Columbia)

Voto: 6,5

South Central (LA). Nei ghetti neri la vita è dura, tra violenza, droga, poliziotti che non distinguono tra ragazzi buoni e cattivi quando intervengono in quei quartieri. L’unica via di uscita è andarsene da questo inferno. Due di tre ragazzi cresciuti insieme fin da bambini, Tre Styles (Gooding Jr.) e Richy Baker (Chestnut), hanno provato i test di ammissione per il college, e sperano di averli superati e riuscire ad andarsene, il terzo, Doughboy (Ice Cube) fratellastro di Richy, è troppo preso dalla vita di strada, tra alcol e mitragliette. Il padre di Tre, Furious (Fishburne), cerca con la sua saggezza di tenere suoi figlio ed i suoi amici il più lontano possibile dai guai. Purtroppo l’aver in tasca il biglietto per andar via non vuol dire ancora essersene andati.

 

Crudo nella storia, crudo nelle immagini, crudo nel liguaggio. Non c’è proprio niente di romantico, di epico o di poetico nei ghetti: qui la vita, se vita si può chiamare quella che scorre con la paura costante di essere raggiunto da una pallottola sparata da chissà chi, fa veramente schifo, e una rappresentazione diversa non ne sarebbe veritiera. Il vero cantore della vita dei ghetti negli anni ’90 non è stato Spike Lee, in realtà decisamente allineato, ma John Singleton. Lo fa a tempo di musica hip hop e di rumori di sparatorie, unica colonna sonora di un mondo che sembra anni luce da quello patinato hollywoodiano, quando in realtà sono solo poche miglia a separarlo.

 

Io me ne vado da questa cazzo di Los Angeles: fanculo tutti… merda! Dovunque vai ti trovi in mezzo alle sparatorie di questi stronzi“.



Il mio amico Arnold
post pubblicato in produzioni tv, il 18 giugno 2010

Titolo originale: Diff'rent Strokes

Ideatori: Jeff Harris, Bernie Kukoff

Attori principali: Gary Coleman, Todd Bridges, Conrad Bain, Dana Plato

Tra le Special Guest in singoli episodi: David Hasselhoff, Mr.T

Genere: Commedia

Numero di stagioni: 8

Anni: 1978-1986

Produzione: USA (NBC - fino al 1985- e ABC)

Philippe Drummond (Bain), un ricco miliardario bianco di Park Avenue rimasto vedovo, adotta due bambini neri di Harlem, Arnold (Coleman) e Willis Jackson (Bridges). La serie narra le vicende della famiglia, delle difficoltà e delle gioie che questa scelta ha comportato nella New York di fine anni '70. I due bambini, insieme alla sorellastra Kimberly (Plato) e al loro nuovo padre, riusciranno ad affrontare le situazioni con un sorriso e con un pizzico di ironia. Gli argomenti trattati molto spesso sono seri (tra i tanti pedofilia, violenza sessuale, ecc.), ma vengono affrontati dal punto di vista "dei bambini", e dunque senza scioccare lo spettatore.  

C'è da dire che, l'allegria della serie che ha insegnato ad una generazione che bianchi ricchi e neri poveri possono essere una famiglia, stona (se così si può dire) con il destino dei tre giovani protagonisti. Gary Coleman, che ha sempre sofferto di una disfunzione ai reni, che non l’ha fatto crescere oltre il metro e trenta centimetri, ha avuto solo poche altre apparizioni televisive, e ha lavorato principalmente come guardia giurata. Oltre ai gravi problemi di salute, a causa della sua malattia, per la quale ha dovuto subire un doppio trapianto e sottoporsi costantemente a dialisi, ha avuto anche problemi con la legge: è stato arrestato nel 2008 dopo essere stato accusato di aver investito un uomo in un parcheggio e nel 2010 per non essersi presentato ad un’udienza in tribunale dove era accusato di violenza domestica nei confronti della moglie Shannon Price, sposata nel 2007. Coleman è morto il 29 maggio 2010 dopo essere caduto nella sua casa di Salt Lake City e avere sbattuto violentemente la testa.

Dana Plato, la fidanzatina d'America, dopo la chiusura della serie ha tentato di intraprendere la carriera da attrice impegnata, ma non ha ricevuto allettanti offerte di lavoro, probabilmente perché “incastrata” nel ruolo di Kimberly. Nel 1989 ha così posato nuda per Playboy, e ha partecipato a film porno e b-movie (tipo Bikini Beach Race). Proseguita la discesa agli inferi con alcol e droga – già durante la lavorazione della serie era finita in overdose di valium e aveva iniziato ad utilizzare stupefacenti – nel 1991 venne arrestata per rapina a mano armata a Las Vegas. Caduta in depressione per la morte della madre e l’abbandono del compagno da cui aveva avuto un figlio – durante la lavorazione di Arnold: la produzione decise di non farla vedere incinta, e difatti ad un certo punto apparve solo nel finale della serie – ha concluso la sua esistenza a soli 34 anni l'8 maggio del 1999 a Moore, in Oklahoma, nel camper in cui abitava: la morte è stata archiviata come suicidio tramite iniezione di un mix di Vicodine e altre sostanze. Il suo corpo è stato cremato e le ceneri disperse in mare. A undici anni esatti dalla sua morte, il figlio Timberly Lake si è suicidato con un colpo d'arma da fuoco. Aveva 25 anni.

Leggermente meglio è andata a Todd Bridges, che ha avuto problemi di tossicodipendenza – cocaina – ed è stato arrestato e processato nel 1988 per il tentato omicidio di uno spacciatore. La difesa di Johnny Cochrane lo fece assolvere. Nel 1993 accoltellò un coinquilino: gli inquirenti conclusero che avesse agito per legittima difesa. Da allora si è riabilitato e ha continuato a lavorare nello show-business.

 

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